PIATTI (E ALTRO) PORCENESI
La cucina di "una volta" ("una volta": oltre 50'anni fa) era caratterizzata da piatti essenziali, poveri, talvolta pesanti. I prodotti migliori -quando c'erano- erano destinati alla vendita. La povertà, anzi più spesso la miseria, costringeva al risparmio esasperato, che cominciava dalle cose più comuni e normali, il cibo nei pasti. Alimenti base erano latte e suoi derivati da una parte, polenta dall'altra: naturalmente latte prodotto nella stalla di famiglia, polenta fatta con farina ricavata da mais prodotto nei campi della famiglia, macinato in uno dei due molini alla periferia est di Rasai, dai Cristi o da Nèl Munèr. L'unione dei due alimenti complementari dava polenta e formài, il pasto "normale" di allora, che tra i pregi aveva anche quello della facile "portabilità": qualche fetta di polenta (una volta perso il calore diventa solida) e un pezzetto di formaggio avvolti in un po' di carta o in una pezza e... via al lavoro con l'immancabile botilia de grinto, spesso imbevibile. Siccome poi il valore del formaggio era infinitamente superiore a quello della polenta, esso andava risparmiato ricorrendo alle tecniche più disparate; la più ricorrente consisteva nel pressare il boccone di polenta contro il formaggio per due o tre volte e mangiarlo così: in sostanza polenta e... profumo di formaggio, che però in tal modo durava molto più a lungo.
Ovviamente anche i
bambini erano soggetti alla regola del risparmio, e anche nel mangiare: i primi
anni a latte, poi pépe màjo! Ma cos'è pépe màjo? Per i bambini
esisteva un gergo dedicato, inventato con chissà quali criteri dagli adulti: mόmo
la caramella, bùa e bibi la ferita, nàna l'andar a letto... e pépe
màjo polenta e formài! Per passare gradualmente dal làte al pépe màjo,
una fase intermedia con polénta e lat: in uno scudelìn
contenente latte tiepido veniva spezzettata un po' di polenta, e il pasto era già
pronto. Polénta e lat poteva anche essere il rapido piatto degli adulti nei
momenti, assai frequenti, in cui scarseggiava il tempo, per la pressione dei
lavori agricoli. I bambini di 3-4 anni, all'epoca della fienagione, venivano portati nei
prati, e sopra 'n sac de ortìghe giocavano mangiavano sognavano per ore,
senza pesare sui parenti troppo presi dagli impegni faticosi.
Va ricordato un evento, rimasto nella memoria dei paesani. Come gli altri
giorni il piccolo Nàto Sparegnàsto, lassù sul prato di
Fherbotàna, fu
messo su un nifhόl (quattro sacchi cuciti
assieme) all'ombra di un maestoso péfh, con un abbondante scudelìn
de polénta e lat, mentre i familiari facevano scendere il fieno dalla
parte alta del prato verso la casèra; a un certo punto qualcuno sentì parlare il
bambino, di solito silenzioso, mentre agitava il cucchiaio e lo picchiava per
terra; incuriosito si avvicinò per sentire e vedere da vicino Nàto: "Màgna
anca pépe, no solche làte...màgna anca pépe, no solche làte..." così
continuava a ripetere il bambino, mentre picchiettava delicatamente col
cucchiaio la testa di un'anda che ormai si era scolata tutto il latte,
lasciando invece la polenta. Momenti di stupìto terrore e misera fine della
povera anda (un robusto esemplare di innocuo colubro di Esculapio lungo
quasi 2m), mentre Nàto covò da quel giorno un sordo rancore verso
chi aveva ucciso il simpatico animale che gli beveva sì il latte, ma lo faceva
divertire tanto quando spostava elegantemente qua e là il capo per evitare i
colpetti di cucchiaio.
Il link immediatamente sotto collega a pagina con descrizione di piatti e
bevande de na òlta, ma ancora attuali, anzi assai appetiti.